Il viaggio lungo la “Via della Seta” cinese parte da Xi’an, il capoluogo della provincia dello Shaanxi, dove il prezioso prodotto veniva convogliato dalla regioni limitrofe per prendere la strada dell’Occidente, e termina a Kasghar (Kashi), da sempre l’oasi di confine, ultima tappa prima di affrontare i passi del Tien Shan, del Pamir e del Karakorum. Seguirne il tracciato nel suo senso naturale e storico, da Oriente verso Occidente, consente di vivere una esperienza a più dimensioni. Dal punto di vista geografico, lasciata ben presto alle spalle la Cina agricola delle risaie, ci si sposta nella Cina esterna delle steppe della Zungaria, delle dune di sabbia dei deserti del Gobi e del Takla Makan, si sosta nelle popolose città-oasi e si termina il viaggio alle pendici delle montagne del Pamir dove nell’antichità i carovanieri sogdiani e battriani effettuavano il cambio di mercanzie con i commercianti cinesi. Dal punto di vista culturale si visistano i più significativi monasteri rupestri scavati nell’arenaria di strapiombanti falesie da generazioni di monaci impegnati a diffondere il culto di Buddha lungo le vie percorse dalle carovane di mercanti. 
Dal punto di vista storico si ha modo di rievocare le tappe fondamentali della conquista cinese, che risale all’epoca delle dinastie Han e Tang, degli immensi spazi desertici che si estendono ad occidente del corridoio del Gansu. Ne sono ancora tangibili segni le rovine delle Grandi Muraglie e la serie di torri di vedetta erette nelle sabbie dei deserti fra un’oasi e l’altra a protezione delle carovaniere. Infine, dal punto di vista etnografico, si prende contatto con gli attuali modelli di vita delle popolazioni dello Xinjiang, come gli Uyguri di Turfan, di Kuqa e di Kashgar o i Kazaki del Tien Shan. 
Certamente negli ultimi anni le trasformazioni operate dai cinesi, anche per potenziare l'industria turistica, sono state strabilianti. Le antiche piste dei deserti sono oggi trasformate in autostrade con tanto di caselli di pedaggio e di svincoli. Accanto ai tradizionali nuclei abitati delle oasi, sono sorte le moderne città cinesi con viali, circonvallazioni, grattacieli, grandi alberghi. I monumenti risultano circondati da una ragnatela di bancarelle e di negozietti che offrono tutti gli stessi prodotti quasi sempre pacchiani col risultato di banalizzare, se non di annullare, la suggestione dei luoghi. Ma forse tutto questo non è che l'inevitabile conseguenza del progresso che, in fondo, ribadisce sotto altri aspetti la vocazione commerciale delle oasi della Via della Seta all'inizio del terzo Millennio. Non più carovane di mercanti carichi di mercanzie, ma pulman di turisti provenienti da ogni parte del mondo per ripercorrere, possibilmente nel massimo confort, le piste rese mitiche dal passaggio di pellegrini e di esploratori.