I pakistani la amano definire “Il miracolo dell’ingegneria del XX secolo”. E il nome della Karakorum Highway (KKH) viene quasi sempre abbinato e nobilitato da quello piú conosciuto e mitico di Silk Road, la “Via della Seta”.
LA CARTINA (dal mio volume Guida al Karakorum, Mursia editore)
Un pò di storia
Basta osservare un atlante per rendersi conto che la direttrice dell’attuale Karakorum Highway non rientrava in senso stretto nella rete delle carovaniere della “via della seta”, poiché congiungeva la Cina non con i porti del bacino del Mediterraneo e del Mar Nero, ma con i ricchi mercati del subcontinente indiano. Questa pista si staccava dall’itinerario piú meridionale della “via della seta” proprio alle soglie del corridoio afghano, per scavalcare la catena dell’Hindu Kush e continuare verso sud in direzione della valle dell’Indo. L’apertura della carovaniera può essere fatta risalire all’epoca dell’impero indo-sciita dei Khusana (II secolo d.C.), che abbracciava l’India nord-occidentale e si spingeva fino alla Battriana (Afghanistan nord-orientale) e alla Sogdiana (il territorio fra l’Amu Darya e il Syr Darya). A quel tempo la dinastia cinese degli Han orientali si era assicurata il possesso dell’intero bacino del Tarim fino alle montagne del Pamir e aveva trasformato la pista meridionale (Dunhuang, Yutan, Yarkand e Kashgar) in una strada militare protetta da fortificazioni.
Le merci trasportate erano le piú varie: dalla Cina, oltre alla seta, giungevano tè e porcellane; dall’India prendevano la strada della Cina oro, avorio, gioielli e spezie. Ma i mercanti indiani, come quelli della Battriana e della Sogdiana, portavano in Cina con le loro mercanzie anche l’immagine e l’insegnamento di Buddha, alla cui religione si era convertito nel I secolo d.C. Kaniska, l’imperatore dei Khusana. I primi buddhisti conosciuti erano già arrivati in Cina a Chang’han, la corte degli Han occidentale, come ambasciatori dei Khusana nel 2 a.C.; la prima comunità buddhista risale al 65 d.C., ma per la definitiva affermazione della dottrina bisogna aspettare il III e il IV secolo. I mercanti crearono lungo il percorso indiano (attuale KKH) e a nord del Karakorum e del Pamir lungo il doppio arco di oasi del Tarim, una serie di luoghi sacri deputati alla preghiera. A loro faranno seguito monaci missionari che curarono l’edificazione di monasteri e la traduzione dei testi sacri dal sanscrito al cinese.
Il percorso della Karakorum Highway può essere quindi a ragione definito la “via del buddhismo”, anche in considerazione delle numerose testimonianze che al moderno turista è dato trovare lungo il tracciato pakistano.
Nel 1947 la carovaniera non differiva di molto da quella che il monaco buddhista Fa Xian aveva descritto nel IV secolo d.C. Basti pensare che solo per raggiungere la valle dell’Indo, e quindi Gilgit, da Rawalpindi occorreva portarsi ai 4.174 metri del passo Babusar lungo una stretta e ripida pista per mezzi fuoristrada. Da qui il progetto di unire le regioni del Kashmir (le Northern Areas) appena annesse con una strada carrozzabile asfaltata che avrebbe dovuto spingersi fino al confine cinese. Venti anni sono stati necessari per trasformare il sogno in realtà: a partire dal 1960, infatti, 15.000 uomini dell’esercito pakistano da una parte e da 9.000 fino 20.000 operai cinesi dall’altra, sono riusciti a tracciare una strada su un terreno apparentemente impossibile, impiegando 8.000 tonnellate di esplosivi e 80.000 tonnellate di cemento. Più di 400 furono gli operai pakistani morti per incidenti durante i lavori, uno per ogni due chilometri di strada. I dati relativi al settore cinese non sono mai stati rivelati, ma si dovrebbero aggirare sulle 300 persone. Terminata nel 1980, la carrozzabile venne inaugurata ufficialmente nel 1982 con l’apertura del passo Kunjerab al traffico commerciale, ma solo nel 1986 l’intero percorso di 1.260 chilometri da Rawalpindi fino a Kashgar divenne accessibile anche ai turisti.
L'itinerario
L'itinerario può essere diviso in due settori diversi. La KKH vera e propria costeggia nel suo primo tratto, lungo la valle dell’Indo, le estreme propaggini della catena himalayana (il massiccio del Nanga Parbat), poi penetra nel Karakorum fra i gruppi del Batura Muztagh e l’Hispar Muztagh e raggiunge il passo Khunjerab. Sono in tutto 860 chilometri di asfalto che toccano i paesi di Besham, Chilas, Gilgit e Karimabad, tutti villaggi che la nuova strada ha strappato al secolare isolamento trasformandoli in centri turistici.
Oltre il passo Khunijerab la carrozzabile prosegue poi in territorio cinese nella regione autonoma dello Xinjiang Uygur con il nome di China-Pakistan Big Road, attraversa gli altipiani del Pamir, passa ai piedi della catena del Kongur (7.719 metri) e giunge a Kashgar dopo 400 chilometri di asfalto.
Rilevanti sono le differenze ambientali e climatiche dei due settori. Partendo da Rawalpindi e procedendo nella valle dell’Indo verso il confine cinese, ci si allontana progressivamente dall’area di influenza del monsone e si entra nell’Asia arida e secca. Si passa infatti dai 1225 millimetri di precipitazioni annui di Rawalpindi, ai 255 millimetri di Hunza. Anche in luglio e in agosto, quindi, a parte qualche coda di monsone che può interessare la valle dell’Indo e dell’Hunza, il tempo è quasi sempre bello. Le temperature diminuiscono progressivamente andando verso nord: dal caldo torrido della valle dell’Indo, dove in agosto si registrano massime superiori ai 40°, si passa ad un clima più mite in quanto temperato dall’altezza, ma caratterizzato sempre da una forte escursione termica giornaliera. Oltre il Passo Kunjierab si entra nel mondo naturale dei deserti freddi d’alta quota del Pamir cinese: a Taxkorgan cadono solo 80 millimetri di pioggia all’anno. L’agricoltura possibile in Pakistan grazie a geniali sistemi di irrigazione è qui sostituita dall’allevamento nomade e semi-nomade. Nel programmare la traversata dal Pakistan alla Cina occorre comunque sempre prevedere la possibilità di interruzioni stagionali. In caso di frane l’intervento dei mezzi dell’esercito dotati di ruspe è tempestivo, ma talvolta occorre attendere anche una giornata perché la strada sia di nuovo libera. Nel tratto pakistano il settore più soggetto a frane è quello di Chilas, ma la strada può essere spazzata dalla forza delle acque in corrispondenza della fronte dei ghiacciai Gulkin e Batura e nelle gole finali da Sost fino alla base della salita al passo Khunjerab. In questi vengono organizzati dei trasbordi che prevedono trekking a piedi più o meno lunghi e il trasporto a spalla dei bagagli ad opera di portatori locali per superare in sicurezza la zona di frana
LE CONDIZIONI POLITICHE ATTUALI DEL PAKISTAN RENDONO OGGI PROBLEMATICO PERCORRERE QUESTO TRATTO CHE NELLA VALLE DELL'INDO PASSA DAL DISTRETTO DELLO SWAT (BESHAM).
E' COMUNQUE CHIUSA LA VARIANTE CHE RAGGIUNGEVA GILGIT ATTRAVERSO LO SWAT (OCCUPATO DAI TALEBANI MA SUBITO LIBERATO DALL'ESERCITO PAKISTANO CON IL SEGUITO DI MORTI CIVILI E DI SFOLLATI) E IL CHITRAL. IL PASSO SANDHUR (3734 m) DOVE SI TENEVA OGNI ANNO LA GARA DI POLO PIU' ALTA DEL MONDO FRA CHITRALI E GILGITI E' PRESIDATO DA FORZE STATUNITENSI E PAKISTANE PER IMPEDIRE EVENTUALI INFILTRAZIONI TALEBANE DAL CORRIDOIO AFGHANO.