Riporto l'articolo pubblicato sullo Scarpone in occasione del "compleanno" del Sentiero Italia del 2005. Purtroppo nulla si è mosso a livello centrale e, come dimostra anche la mancata risposta della mia lettera da parte del presidente generale, sembra che il progetto del sentiero sia stato del tutto abbandonato a vantaggio di altre iniziative (ad esempio la Via Alpina) e lasciato al volontariato meritorio ma episodico delle sezioni interessate dal tracciato.Invito quindi  tutti i soci che mi scrivono chiedendo informazioni a rivolgersi direttamente alle sezioni di competenza in quanto in Sede Centrale del CAI non esiste più da anni una stuttura di coordinamento. Per tenere viva l'idea, pubblicherò comunque ogni nuova notizia comunicatami dalle sezioni nel capitolo News. 
 
Il 13 di febbraio 1995 prendeva le mosse da Santa Teresa di Gallura la prima edizione del Camminaitalia. Il gruppo degli escursionisti, guidato dal sottoscritto, da Teresio Valsesia, allora vice-presidente del CAI, e da Riccardo Carnovalini, sarebbe arrivato a Muggia di Trieste otto mesi dopo, precisamente il 6 ottobre, dopo aver percorso le 368 tappe del Sentiero Italia per un totale di 3.600 chilometri. Alle spalle di questa grande manifestazione, che ha visto la partecipazione di più di 5.000 soci del CAI, stavano anni di progettazione e di lavoro. Innanzitutto la nascita dell’idea di quella che venne definita “l’autostrada verde d’Italia” ad opera di un gruppo di giornalisti unitisi nell’associazione Sentiero Italia. Poi, per merito dell’allora presidente Bramanti, il coinvolgimento del CAI che istituiva il gruppo di lavoro CAI-Sentiero Italia volendo affermare così — e allora la cosa non era scontata - l’autonoma dignità dell’attività dell’escursionismo nell’ambito del sodalizio. Infine la preparazione dell’avventura resa  possibile dall’attiva ed entusiasta partecipazione di tutte le sezioni del CAI, specialmente di quelle del centro-sud. Venne fondata anche una specifica testata —Sentiero Italia — diffusa per abbonamento. Visti in prospettiva storica, i risultati pratici del Camminaitalia ’95 furono davvero notevoli: l’individuazione e il monitoraggio del tracciato del Sentiero Italia, la sua descrizione nel volume edito dalla Giorgio Mondatori, gli splendidi filmati realizzati dal compianto Renato Adorno, l’impegno delle sezioni a mantenere in vita e a segnalare l’itinerario. In campo CAI, sulle ali dell’entusiasmo il Camminaitalia ’95 ha portato ad un aumento dei soci nel sud d’Italia, dove si sono perfino costituite nuove sotto-sezioni e sezioni, e, a livello centrale, alla istituzione della Commissione Centrale per l’Escursionismo alla quale venne demandata la realizzazione del progetto. Il motto “camminare per conoscere” diventava a poco a poco una bandiera per il CAI e si imponeva soprattutto nel settore giovanile nel quale l’avventura del Sentiero Italia creava un positivo impatto emozionale. Nel 1999 si è svolta una seconda edizione del Camminaitalia organizzata a staffetta assieme all’ANA per festeggiare i suoi ottant’anni di fondazione. Le sue conseguenze nel mondo del CAI non sono però state così forti come la prima. Ma cosa è rimasto del Camminaitalia a distanza di dieci anni? Oggi, grazie al lavoro della Commissione Escursionismo, abbiamo raggiunto l’uniformità della segnaletica (ottimo il lavoro portato avanti da Guido Bellesini) e in molte zone è in fase di realizzazione su base informatica il catasto dei sentieri. Per quanto riguarda il Sentiero Italia, i lavori più importanti sono stati fatti nel sud con la tracciatura di lunghi tratti, ad esempio in Calabria e in Campania. Tranne in qualche caso, però, non è stato risolto il problema più importante, quello dei posti tappa che consentano di percorrerli senza ricorrere alla tenda e questo rende spesso i sentieri delle vere e proprie “cattedrali nel deserto”. Nel Centro Nord segnalazioni ad hoc sono state realizzate in Abruzzo, (con la Lombardia regione capofila nell’attuazione del progetto grazie all’azione di Filippo Di Donato), in Piemonte (ad esempio nelle valli di Lanzo), in Lombardia e soprattutto in Trentino (grazie all’impegno appassionato di Tarcisio De Florian). Ma quello che oggi manca è un coordinamento centrale specifico. L’associazione Sentiero Italia non ne ha i mezzi e le forze. Il gruppo di lavoro CAI-Sentiero Italia non è più attivo. La Commissione Escursionismo da qualche anno non organizza più specifiche escursioni guidate sul sentiero, tanto che è nata una associazione privata, IL CLUB DEL CAMMINAITALIA, formata da vecchi partecipanti ai due Camminaitalia (ne è presidente la sondriese Nicoletta Del Vecchio; via Pedescallo, 8, Sondrio) che ogni anno propone ai soci gite e trekking lungo il sentiero allo scopo di mantenerne in vita l’idea. Occorre quindi rinnovare l’entusiasmo e l’impegno del sodalizio in questo progetto orami famoso in tutta Europa, così che  “il sogno lungo 6000 chilometri” possa davvero diventare una realtà, la spina dorsale dell’attività dell’escursionismo inteso come “avventura della conoscenza”.