Quando a metà gennaio 2005 Beppe Tenti mi ha proposto di progettare un viaggio in bicicletta da Como a Pechino ho accettato immediatamente suggestionato dall’idea di poter percorrere per la prima volta in modo integrale l’itinerario della Via della Seta al quale avevo già dedicato anni di verifiche sul campo e molte pubblicazioni. 
Sette intensi giorni e altrettanti notti di studio cartografico ed ero in grado di consegnare la bozza del primo elenco delle 93 tappe in cui avevo articolato il percorso, tenendo presente una media giornaliera di 150 chilometri fattibili da atleti allenati e dotati di biciclette da corsa.  
 
L’itinerario scelto rispecchiava la filosofia della manifestazione: unire le due capitali della seta (Como e Pechino) attraverso il filo dell’antica Via della Seta, affiancando all’impresa sportiva  verifiche storico - culturali.  
 
La Via della Seta non è però mai stata un’unica direttrice commerciale, ma una complessa rete di carovaniere che collegavano l’Estremo Oriente al bacino del Mediterraneo e che vennero utilizzate o abbandonate nel corso dei secoli a seconda delle circostanze politiche e militari. Anche oggi, quindi, il seguire la Via della Seta impone delle scelte. La mia è stata fatta sulla base di tre fattori:  
 
-      la valenza ambientale e paesaggistica del percorso  per conseguire la massima gratificazione del gesto sportivo, quindi il raggiungimento di Istanbul attraverso l’impegnativo itinerario costiero della Croazia, dell’Albania e della Grecia.  
-      l’importanza delle testimonianze storico-culturali incontrate che avrebbero arricchito l’esperienza dei partecipanti costituendo un valore aggiunto nel campo della comunicazione (filmati, libro, articoli). 
 
-       la congruità con gli itinerari seguiti nel primo viaggio da Matteo e Niccolò Polo e nel secondo viaggio anche da Marco. Quindi le piste dell’Iran e degli stati ex sovietici dell’Asia centrale compreso il problematico Kirghizistan, paese privo di una adeguata ricettività alberghiera e ancora dotato in quota solo di strade sterrate. 
 
Essendo fissata la partenza per la metà di aprile, il tempo di progettazione e di organizzazione di un viaggio così complesso era comunque veramente poco e solo l’esperienza ormai collaudata di Beppe Tenti con i mitici viaggi di Overland era in grado di portarle a buon fine: invio del programma ai corrispondenti delle varie nazioni per verificare la sua fattibilità sulla base della ricettività alberghiera, avvio delle non facili pratiche di ottenimento dei visti, soprattutto per quanto riguardava l’Iran e la Cina, ricerca di due pulmini e dei relativi autisti di appoggio al gruppo dei ciclisti, definizione delle tappe giornaliere in relazione alle risposte dei corrispondenti, costante collegamento col gruppo Pozzi per la ricerca di sponsor, per il reperimento dei materiale e dell’equipaggiamento (dalle biciclette alla barrette energetiche), per la gestione di un apposito sito Internet www.como-pechino.it,  per la scelta degli operatori delle riprese filmate. 
 
Il 20 di aprile, col suggestivo sfondo delle Grigne imbiancate da una tardiva nevicata, presso il Santuario della Madonna del Ghisallo, il passo dei ciclisti, Renato Conti consegnava a Alberto Pozzi il gagliardetto del GS Ghisallo di cui è presidente, mentre il rettore don Luigi Farina, dopo la messa e la benedizione delle biciclette, affidava il quadro della Madonna da portare alla cattedrale cattolica di Pechino.  
 
Il 26 aprile la ciclomaratona prendeva  le mosse dalla fabbrica del gruppo Pozzi di Inverigo per le prime tre tappe che l’avrebbe portata al confine fra Italia e Slovenia. Cominciava la grande avventura, anche se erano ancora da definire l’organizzazione logistica in un paese problematico come l’Iran e l’iter burocratico per l’ottenimento di alcuni visti.  Quello cinese, ad esempio, sarebbe scaduto ancora prima della nostra entrata in Cina (che per una assurda regola avrebbe dovuto avvenire entro tre mesi dall’emissione). Da qui la necessità di rinnovarlo (a suon di dollari) per un mese a Biskek, capitale del Kirghizistan, e per il periodo successivo a Lanzhou in Cina. A tutte queste incombenze ha pensato Bepe Tenti che più volte ha raggiunto il gruppo dei ciclisti per risolvere i vari problemi burocratici.  
 
I ciclisti erano supportati in ogni nazione da tre mezzi di appoggio: due pulmini IVECO, il primo guidato per tutto il percorso da Tommaso Miccoli, il secondo fino a Istanbul da Antonio Cavalleri e in seguito da Michel Sartori, e un pulman dei vari corrispondenti locali rivelatosi prezioso soprattutto in occasione dei trasferimenti tecnici su strada. 
 
Il gruppo base dei ciclisti era formato, oltre che da Alberto Pozzi capo- spedizione, da Sergio Bianchi, Walter Bordin, Mario Giussani, Angelo Paganoni, Dario Piasini, Carlo Pifferi, Alessandro Sironi, Franco Terrenghi, Giovanni Pitzalis, Daniela Travella. Tranne Dario Piasini e Carlo Pifferi, che hanno dovuto interrompere per un paio di mesi  la maratona a seguito, il primo di una caduta, il secondo di una occlusione intestinale, gli altri hanno effettuato integralmente l’itinerario. 
 
Altri ciclisti si sono uniti al gruppo nella parte iniziale e in quella finale: Renato Barilani, Goffredo Pozzoli, Alberto Modesti, Luciano Casati, Achille Mondoni. 
 
Ciclisti con funzione di assistenza medica sono stati a turno Michele Golia, Luciano Terrenghi e Stefano Savio. Sandro Terraneo ha svolto il compito di assistente tecnico della Ciclomaratona. 
 
La ciclo-maratona - come da programma - è arrivata a Piazza Tien An Men di Pechino alle ore 12 del 16 agosto sotto un violento nubifragio che non ha però impedito i festeggiamenti. 
 
Durante la manifestazione i miei compiti sono stati molteplici: garantire come tour leader il corretto svolgimento dell’organizzazione e la fornitura di tutti i servizi connessi compresi i rifornimenti durante lo svolgimento della tappa; realizzare in digitale la documentazione fotografica dell’evento e collaborare alle riprese filmate; 
inviare testi e foto per il Sito Internet da tutti i luoghi dai quali era possibile il collegamento; scrivere giorno dopo giorno il testo per questo libro: una guida che riporta tecnicamente quanto avvenuto in ogni tappa ma nello stesso tempo, seguendo il filo conduttore del Milione di Marco Polo, la descrizione delle testimonianze storico-artistiche incontrate lungo il percorso. Quanto rimane oggi della antica Via della Seta e quanto di nuovo  - nel bene e nel male - questo leggendario itinerario è in grado di proporre al viaggiatore curioso.  
 
Nel complesso abbiamo percorso quasi 13.400 chilometri in 93 tappe della lunghezza media di circa 144 chilometri l’una, con un dislivello totale in salita di 84.000 metri, quasi dieci volte l’altezza del Chomolugma, la vetta più alta del Tibet del mondo . 
Le “Cime Coppi” della ciclo-maratona sono state il passo Katara (1.700 m) in Grecia, i passi Kizil Dagi gecidi (2.190 m) e Sacdagi gecidi (2.230 m) in Turchia, i passi Dolon (3.030 m) e Torugart (3.752 m) in Kighizistan 
 
Grazie alle biciclette da corsa, alla preparazione, all’allenamento e alla presenza dei mezzi di supporto, la velocità media giornaliera è stata molto alta: quasi 27 km/h (da una minimo di 24,10 km/h nel settore balcanico al massimo di 28,85 km/h nella Cina). Questo fattore, unito alle partenze avvenute quasi sempre di prima mattina per evitare il caldo, ha permesso di completare la maggior parte delle tappe entro la mattinata così da avere il resto della giornata disposizione per il riposo e il recupero. 
 
Le strade si sono rivelate in genere adatte alle biciclette da corsa. Le peggiori, pur essendo asfaltate, sono state quelle dell’Albania e del Turkmenistan. Le più impegnative quelle sterrate e sconnesse del Kirghizistan che hanno portato fino ai 3752 metri del passo Torugart, il “tetto” della ciclo-maratona. Le più “scorrevoli” si sono rivelate quelle della Cina dove per lunghi tratti abbiamo percorso moderne autostrade. 
 
I pernottamenti sono sempre avvenuti in hotel precedentemente prenotati. Solo in Kirghizistan la mancanza di una adeguata ricettività alberghiera ha obbligato a pernottare in case private e in yurte appositamente montate dall’agenzia locale, occasioni peraltro preziose per entrare in sintonia con la realtà di quel paese. 
 
Il tempo atmosferico ci ha favorito oltre ogni più rosea previsione. Nel tratto compreso fra l’Italia e la Turchia si sono registrate solo due giornate complete di pioggia. Qualche temporale pomeridiano ci ha investito nella Turchia orientale, mentre dall’Iran in avanti il tempo è stato costantemente sereno con punte di caldo davvero torrido (fino a 50 gradi) solo nei tre giorni del deserto del Kara Kum in Turkmenistan. In Cina la temuta traversata del bacino del Tarim e soprattutto quella della torrida depressione di Turpan si è svolta con un clima eccezionalmente mite grazie ad una profonda depressione ciclonica che ha investito tutto il paese. La temperatura massima non ha mai superato i 40 gradi e  siamo anche stati beneficiati da qualche “miracoloso scroscio” di pioggia. Abbiamo quindi trovato le peggiori (e peraltro attese) condizioni climatiche solo nell’ultima settimana prima di Pechino a causa dell’inquinamento atmosferico unito ad una temperatura superiore ai 35 gradi e ad una umidità prossima al 95%. 
 
In definitiva la ciclo-maratona ha dimostrato che anche persone di età matura (tranne Daniela Travella di 37 anni, tutti gli altri partecipanti superavano i 50 anni e quattro di loro i 60), se in buona salute, ben allenate e supportate da una adeguata organizzazione logistica, sono in grado di compiere imprese di alta valenza sportiva. 
Una strada è stata aperta. Speriamo che, facendo tesoro della nostra esperienza e delle conoscenze e degli stimoli apportati dal libro, altri ciclisti, in vista delle olimpiadi del 2008, seguano il nostro percorso per riannodare i legami anche sportivi fra Italia e Cina facendo rivivere la leggenda della Via della Seta e dell’avventura di Marco Polo. L'avventura della ciclo-maratona è raccontata nel libro PEDALANDO LUNGO LA VIA DELLA SETA  - DA COMO A PECHINO SULLE ORME DI MARCO POLO E' STATA TRASMESSA NELL'ESTATE 2007 DA RAI 1.