Lettera indirizzata nell' autunno 2005 al presidente generale del CA Annibale Salsa, ma rimasta senza risposta. 
 
All’attenzione del Presidente Generale del CAI 
         Prof. Annibale Salsa 
 
 
 Caro presidente, 
 
di ritorno dal mio viaggio in bicicletta lungo la Via della Seta da Como a Pechino ho trovato alcune e-mail di soci CAI che, avendo percorso tratti del Sentiero Italia, si lamentano dello stato dei sentieri e della mancanza di segnaletica. Hanno scritto a me in quanto il mio indirizzo elettronico era stato pubblicato sullo Scarpone a calce di un articoletto sull’argomento e perché si ricordavano del mio decennale impegno nell’ideazione e nella realizzazione del progetto. 
Proprio sul nostro notiziario ho letto poi altre notizie sulla Via Alpina di cui si sarebbe ultimando la tracciatura. 
Perché nessuno parla più del Sentiero Italia? E’ davvero un peccato che un patrimonio di così grande spessore, al quale il CAI ha dedicato tante risorse umane ed economiche, venga sempre più dimenticato.  
La Commissione per l’Escursionismo è impegnata in tante altre iniziative peraltro degne di lode (ad esempio Trenotrekking) e solo l’associazione privata del Camminaitalia tiene viva l’idea organizzando escursioni sull’itinerario. 
Quanto avvenuto in questi anni mi ha convinto che, proprio prendendo l’esempio della Via Alpina, anche il Sentiero Italia necessiti di un organismo di coordimento e di promozione centrale che, fra l’altro, già esiste. Mi risulta infatti che il Gruppo di Lavoro Sentiero Italia, di cui ero segretario, non sia mai stato abolito. Perché, cogliendo anche l’occasione del decennale dell’inaugurazione, non rilanciare a livello nazionale il progetto riprestinando magari il Gruppo di Lavoro come punto di riferimento di ogni iniziativa? 
Il CAI di Bizzarone, ad esempio, ha appena terminato la nuova tracciatura dell’itinerario di sua compentenza e a metà ottobre mi ha chiesto di tenere delle conferenze per le scuole riutilizzando la mia vecchia mostra fotografica che giace dimenticata in sede. E a me si rivolgono anche molti giornalisti (specialmente stranieri, l’ultimo è stato un olandese) che vogliono avere informazioni sul Sentiero. A mio parere sarebbe di prestigio per il CAI che tutto questo avvenisse in un contesto più istituzionale. Cosa ne pensa? 
A disposizione per ogni ulteriore chiarimento, la saluto con amicizia. 
 
Articolo scritto per lo Scarpone nell'autunno del 2009 in occasione del decennale dell'ultimo Camminaitalia  e non ancora pubblicat.o 
 
                                                          Sentiero Italia:sogno spezzato? 
 
Sono passati 10 anni dall’ultima edizione del Camminaitalia, quella della staffetta ANA-CAI, che avrebbe dovuto costituire  la consacrazione del Sentiero Italia come asse portante dell’escursionismo italiano lanciato a suo tempo dall’omonima associazione di giornalisti del settore come l’”Autostrada verde d’Italia”. Nel silenzio generale ho voluto ricordarla organizzando tre eventi lungo tre tratti significativi del Sentiero: la Linea Cadorna, il Sentiero della Pace della Lombardia, il Sentiero Italia in alta Val di Fassa.   
Non posso certo nascondere la delusione nel constatare quante risorse umane ed economiche sono state gettate al vento dal CAI. Nato con innegabili speranze  (grazie, va ricordato, alla lungimiranza del past president Bramanti promotore del gruppo di lavoro Sentiero Italia-CAI e all’impegno del successore De Martin), realizzato grazie al volontariato e alla passione di tante sezioni (specialmente di quelle del centro-sud) e pubblicizzato anche all’estero dalle due edizioni del Camminaitalia, il Sentiero Italia è di fatto completamente abbandonato dal CAI. Altre iniziative, più fruttuose economicamente e politicamente hanno preso  il sopravvento e così, ad esempio, sui sentieri dello Stelvio al posto del logo del Sentiero Italia si trova oggi quello (peraltro discreto) della Via Alpina. Lo stesso è successo  in Valmalenco dove i progettisti della nuova  e costosissima segnaletica formato CAI si sono del tutto dimenticati  del Sentiero Italia limitandosi in modo provincialistico alla rete locale e creando così una cesura tra la Valchiavenna e la zona di Tirano dove il logo SI riappare per essere presente fino a Livigno. 
Diversa è invece la situazione riscontrata in Trentino dove il Sentiero Italia (abbiamo percorso il tratto dal Passo San Pellegrino al Passo Fedaia attraverso il rifugio Fuciade — al primo posto fra le strutture del Sentiero Italia per la cucina- e il rifugio Contrin) è stato segnato in modo puntuale dalle locali sezioni della SAT di Moena e di Alta Val di Fassa) con cartellonistica diversa da quella ufficiale del CAI (legno e plastica) ma elegante e funzionale. 
Forse aveva ragione il vecchio Durissini, membro triestino del gruppo di lavoro, ad essere contrario alla realizzazione dei Camminaitalia considerati solo come fatto politico e vetrina di dirigenti e non come contributo fattivo alla segnalazione e alla realizzazione dei sentieri.  Purtroppo il danno di immagine è stato fatto poiché all’estero credono ancora nell’esistenza del sentiero e chiedono informazioni per percorrerne alcuni tratti, non al CAI però, bensì (forse per assonanza) all’associazione Trekking Italia che non può che dichiarare la sua incompetenza non avendo referenti regionali in grado di fornire indicazioni aggiornate. 
E’ vero che il Sentiero Italia continua a vivere grazie alle iniziative dell’associazione Camminaitalia e alle sezioni del CAI a suo tempo coinvolte (basti pensare per la Lombardia a quelle di Bizzarone e della Valfurva e in Trentino alla SAT di Moena alle quali va il ringraziamento per il sostegno dato alla manifestazione) ed è questa la vera forza del CAI. Ma manca il necessario coordinamento nazionale e regionale, cosa richiesta alla presidenza già nel passato ma rimasta senza risposta. L’esempio degli stati confinanti (Francia e Svizzera) non ha insegnato niente. E’ facile individuare e pubblicizzare un sentiero (anche se lungo 6000 chilometri)- E’ più difficile onorare  l’impegno preso e continuare nel tempo a mantenerlo in esercizio e a renderlo fruibile a quanti vogliono percorrerlo pur a tratti. Il volontariato è la forza motrice del CAI, ma se la sua azione manca di continuità diventa controproducente. 
Prima di partire avevo preparato una conferenza dal titolo Buon Compleanno Sentiero Italia.  In occasione della manifestazione a Sant’Antonio Valfurva l’ho cambiato in “Sentiero Italia:sogno spezzato”. La conferenza è a disposizione delle sezioni interessate ed è anche l’occasione per ricordare la figura di Renato Andorno, il compianto operatore e regista dei due documentari dedicati al Camminaitalia 1995 e 1999. 
                                                                                             Giancarlo Corbellini